Il tatuaggio: significato nel corso dei milleni

Il tatuaggio: significato nel corso dei milleni

La parola tatuaggio deriva dall’onomatopea “tau-tau”, suono tipico dei primi strumenti utilizzati per realizzare questa forma di decorazione pittorica. A introdurla nell’uso comune fu il capitano e avventuriero inglese James Cook che, approdato a Tahiti nel 1769, rimase colpito da questa tecnica.

In realtà il tatuaggio affonda le sue radici in epoche ancor più lontane. Si ipotizza che i primi tattoo furono realizzati addirittura 5.000 anni fa. Naturalmente le tecniche utilizzate hanno visto una grande e continua evoluzione nel corso dei secoli, tuttavia il principio rimane lo stesso: incidere la pelle con strumentazioni appositamente sviluppate e inserire nel derma un pigmento in grado di durare nel tempo.

Il tatuaggio nelle varie culture

L’arte del tatuaggio ha caratterizzato la storia dell’uomo dalle sue origini e svolge un ruolo centrale in molte culture. Alcuni tatuaggi terapeutici raffiguranti animali sacri sono stati rinvenuti sulla mummia dell’uomo di Pazyryk nell’Asia centrale.

Dall’Egitto all’antica Roma, il tattoo ha sempre rappresentato un simbolo di appartenenza a un particolare gruppo sociale o una sorta di “documento d’identità” per chi lo indossa, in alcuni alcuni casi con una connotazione negativa.

Basti pensare al fatto che generalmente i galeotti erano soliti tatuarsi ed erano facilmente riconoscibili dagli altri membri della società.

Da non dimenticare è inoltre la valenza religiosa dei tatuaggi. Nel Medioevo era usanza dei pellegrini cristiani tatuarsi con simboli raffiguranti santuari visitati o figure sacre.

Per l’Islam, al contrario, i tatuaggi permanenti sono vietati. Tuttavia sono consentiti i tatuaggi temporanei realizzati con l’henna, pigmento organico dalla caratteristica colorazione rosso-amaranto che ha una durata di qualche settimana.

In Oceania vi furono diverse popolazioni per cui il tatuaggio ha svolto nel corso del tempo un ruolo estremamente importante a livello sociale. Ricordiamo ad esempio i Maori, il cui stile di tattoo è giunto sino ai giorni nostri.

Anche in Asia questa forma di decorazione corporea vanta una storia antichissima. In Giappone, ad esempio, le prime tracce dei tatuaggi giapponesi risalgono all’era preistorica Jomon (10.000-300 a.C.). Il tatuaggio giapponese che noi tutti conosciamo e apprezziamo, noto con il nome di Irezumi, vide il suo sviluppo nel periodo Edo (1600-1868) ed è tuttora molto amato dagli appassionati ed esperti del genere.

Stili di tatuaggio attuali

 Anche il tatuaggio, come ogni altra forma d’arte, subisce l’influenza del periodo storico in cui è inserito. Di seguito gli stili attualmente più diffusi e richiesti:

  • Stile giapponese: tra i più colorati e particolari, prende spunto dalle decorazioni dei komono. I soggetti più rappresentati includono carpe, tigri, geisha, e più in generale quegli elementi che vantano un significato particolare nella cultura giapponese.
  • Stile old school: ispirato alla tradizione europea e americana, vede l’utilizzo di linee nere nette e definite e la quasi totale mancanza di sfumature. I soggetti sono rondini, rose, pugnali, pin up ed elementi appartenenti al mondo marino.
  • Stile new school: evoluzione della vecchia scuola, con un’esasperazione dei suoi tratti caratteristici. I colori sono ancora più vivaci e le linee più nette.
  • Stile realistico: l’obiettivo è la rappresentazione della realtà. Sfumature e tridimensionalità sono un must.
  • Stile tribale: caratterizzato dall’utilizzo esclusivo del colore nero, riprende le caratteristiche dei tattoo realizzati secondo le tradizioni indigene.
  • Stile biomeccanico: da un’unione tra materiale organico e acciaio, ha avuto grande successo alla fine degli anni ’90 ed è ancora molto apprezzato da chi ama stupire.