Italia: il paese delle contraddizioni e delle disparità lavorative

Italia il paese delle contraddizioni e delle disparita lavorative

Secondo gli ultimi dati Istat, nei tre anni di governo Renzi, ovvero dal 2014 al 2016, il tasso di occupazione è cresciuto di circa 570 mila unità. Nel 2014, infatti, gli occupati erano 22.180.000, mentre, nel 2016 sono arrivati al 22.753.000. Quello che, in realtà, rimane drammatico è il tasso di disoccupazione giovanile.  Anche se in tre anni è sceso dal 43% al 36.4% è comunque uno dei più alti d’Europa.

Ciò che balza agli occhi leggendo i dati Istat analizzati da Jobberone.com è la discrepanza di occupati soprattutto per quel che riguarda il mondo femminile. C’è un numero che testimonia la grande difficoltà di essere donna e voler lavorare in Italia. Nel 2016, il tasso di donne nella fascia 15-24 laureate con un lavoro è di poco superiore a quelle che hanno ottenuto solo la licenza media e sono in cerca di occupazione: 25.3% contro 22.2%. Questo dato viene ampliato a dismisura se si allarga la fascia d’età dai 24 ai 29 anni.  A quel punto, il gentil sesso con un “pezzo di carta” che ha trovato una occupazione sale 47% contro il 31.1% di donne che hanno deciso di fermarsi al liceo.

Mancanza di quote rosa

Nel mondo del lavoro, dunque, vi è una profonda mancanza di quote rose. Improponibile un paragone con il sesso forte, dove la disparità diplomati-laureati in cerca di un impiego è elevata ma non vi è una disparità così accentuata. Il 47% della fascia 19-29 con la laurea, ha un impiego contro il 44% dei non laureati. Se si abbassa l’età a 24 anni, vi è, invece, un preoccupante “buco”: i diplomati che lavorano salgono al 31.4%, mentre, quello dei laureati precipita vertiginosamente al 19.6%. Questo significa che una laurea è più utile alle femmine che ai maschi per essere presi in considerazione.

Il reale problema è che, e si analizzano tutti dati messi a disposizione dall’Istat a partire dal 2004, si scoprirà come il mondo del lavoro giovanile, soprattutto, femminile, abbia subito un inabissamento. Nel 2004 le donne della fascia 19-24 che erano laureate e lavoravano erano infatti il 36.8% ovvero il 13.5% in più di quelle attuali. Lo stesso dicasi per le diplomate. Qui la disparità è minore ma comunque evidente: 32.8% nel 2004 contro i già citati 22.2% attuali.

In generale è proprio la laurea a risultare inutile. Facendo una stima maschi/femmine nella fascia 19-24, si passa dal 34.9% di occupati nel 2004 al 23.2% odierni. I dati migliorano, andando “avanti con l’età, ma risultano comunque peggiorativi rispetto a 12 anni fa. Nella fascia 19-29 gli occupati totali laureati, 12 anni fa erano il 55.5% contro il 46.7% attuali.

Capitolo stipendi

Capitolo interessante è anche quello relativo agli stipendi. Le donne vengono anche discriminate dal punto di vista salariale. Secondo le ultime stime di Infodata a parità di qualifiche, un uomo percepisce mediamente dal 10 al 36% in più di una donna. Paradossalmente, il divario è maggiore con l’aumento delle competenze. Un dirigente maschio laureato, guadagna sui 45.270 euro contro i 33.222 del suo alter ego femminile.

Sugli stipendi citiamo un’ultima indagine fatta da Willis Towers Watson su 15 economie continentali relativo alla retribuzione media annua. Ebbene, l’Italia risulta all’ultimo posto. Un laureato italiano guadagna uno stipendio medio di 27.400 euro annui. La differenza con il penultimo posto, occupato dalla Spagna è di 3.300 euro, non certo bruscolini. Di fatto, uno spagnolo guadagna in media quasi 300 euro in più (275 per la precisione) di un italiano. Imbarazzante il paragone con la capo classifica Svizzera con i suoi 83.600 euro annui. Di fatto, 56.200 euro annui in più.